17 dicembre
2013
  COMUNICATI

Partecipazione dei lavoratori: un bene per il Paese




 

Il presidente Letta, nel corso del suo intervento alla Camera dell’11 dicembre, ha annunciato l’intenzione del Governo di voler procedere nel 2014 alla cessione di quote minoritarie del capitale di Poste Italiane ed altre aziende pubbliche attraverso un’esperienza di azionariato dei lavoratori sul modello tedesco con la prospettiva di influenzare in meglio le relazioni industriali e il modello di impresa nel nostro Paese.

Non è stata una novità assoluta perché, analogamente, l’esperto sottosegretario Dell’Aringa aveva già annunciato il progetto del Governo di esercitare la delega, nel caso la Commissione Lavoro del Senato avesse approvato il percorso, riguardo la partecipazione dei lavoratori agli utili, gestione, azionariato delle aziende. Dell’Aringa ha utilizzato almeno due occasioni: la prima al Cnel nel convegno dello scorso ottobre della Fim Cisl ed il secondo a inizio dicembre all’Università Cattolica di Milano nel corso di un’iniziativa del Centro di Ateneo per la Dottrina sociale per la presentazione del rapporto “Per il Lavoro” realizzato dal Servizio per il Progetto culturale della Cei.

La Commissione del Senato sta analizzando, in sede referente, una proposta di legge che deleghi il Governo a emettere un provvedimento “di sostegno” per favorire la partecipazione dei lavoratori all’impresa visto che la precedente delega prevista dalla legge Fornero è stata lasciata decadere lo scorso aprile, con scarsa lungimiranza.

Il MCL è da sempre e convintamente attivo sul fronte di un tragitto che porti i lavoratori a contribuire più fattivamente e responsabilmente alla vita dell’azienda, anche pubblica. Per arrivare a iniziative recenti va ricordato il corso di Alta Formazione per i giovani del Movimento presso l’Università Cattolica dello scorso anno, con specifico riferimento all’argomento e con l’illustrazione diretta di esempi di partecipazione molto interessanti e, per arrivare ai nostri giorni, il documento che orienta il dibattito per il XII Congresso MCL, con un paragrafo dedicato a questa specifica e possibile strada per aiutare la ripresa mettendo in atto quanto, finora sterilmente, indicato con chiarezza nell’art. 46 della Costituzione.

Crediamo sia arrivato il tempo di affermare una nuova partecipazione in tutti gli aspetti della vita d’impresa senza preclusioni ideologiche o aprioristiche, togliendo i vincoli che impediscono alcune forme di rappresentanza dei dipendenti-azionisti. Lo si può fare a partire da alcune realtà specifiche anche in via sperimentale ma, in un tempo di crisi prolungata e che rischia di diventare stabile, occorre urgentemente trovare nuove forme che, superando vecchi stereotipi, sostengano la ripresa, rimettano al centro il primato della persona, aiutino le aziende stesse a ottenere miglioramenti dei risultati e dei rapporti interni fino a una migliore coesione sociale nelle nostre comunità, superando la vecchia tendenza conflittuale e antagonista che ha caratterizzato e contraddistinto negativamente i rapporti di lavoro e le relazioni industriali negli scorsi decenni.

Premesso che consideriamo la partecipazione un obiettivo comunque da perseguire proprio per il bene del Paese, anche partendo dalle positive esperienze straniere, oggi si presenta la necessità della cessione delle partecipazioni pubbliche. Ora, senza entrare nel dibattito sulla bontà di tale scelta non sempre condivisibile, crediamo sia da prendere al volo l’opportunità che la cessione di quote di azioni vada ai dipendenti anche secondo il percorso indicato da Letta.

Ci sembra ancor più interessante la prospettiva di cessione di aziende partecipate dagli enti locali: in questi casi auspichiamo che, laddove e quando possibile, si identifichino le modalità affinché le quote cedute vadano prioritariamente a dipendenti, utenti, cittadini, per garantire una sorta di controllo di un bene pubblico, il suo radicamento territoriale, orizzontale e comunitario, evitando per quanto possibile il ricorso alla finanza speculativa ben consci dei danni che questa ha provocato. Ugualmente si può fare per le aziende di Stato che non sono terreno di conquista del potente o della maggioranza di turno (con tutti gli sconvolgimenti gestionali che il ripetuto cambio di maggioranze ha, a caduta, determinato anche in tali imprese). Sono piuttosto il capitale di un popolo, di una comunità a cui va restituito il controllo, per quanto possibile e iniziando da chi è più interessato che le aziende funzionino e producano: i dipendenti appunto.

Si tratta di attivare un percorso non facilissimo che prima di tutto deve superare schemi culturali vetusti oltre che blocchi normativi ma da attivare con slancio e fiducia.

Noè Ghidoni

 



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